Nuove sanzioni contro Caracas

Geraldina Colotti

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Gli Stati Uniti stringono il cappio mentre le fibbie dell'opposizione

Due tornate di sanzioni hanno colpito il Venezuela bolivariano: la prima proveniente dagli Stati uniti, che ha inasprito una precedente disposizione, e la seconda proveniente dall'Europa.

Gli Stati uniti hanno aggiunto un altro elenco di funzionari governativi a quello dei precedenti sanzionati. Ora compaiono quasi tutti i più alti rappresentanti delle istituzioni bolivariane. Inoltre, gli Stati uniti hanno inasprito il divieto al commercio e alle transazioni finanziarie con il governo venezuelano. L'intenzione è quella di imporre un blocco economico-finanziario simile a quello vigente contro Cuba. Per parte sua, l'Europa ha ampiamente accolto l'orientamento statunitense, imponendo un "embargo sulle armi" e sui sistemi di sicurezza, e "lasciando la porta aperta" a possibili sanzioni ad personam sulla scia di quelle imposte dal Nordamerica.

In questo caso, per esempio, si creerebbe un precedente gravissimo: quello di impedire il normale svolgimento del lavoro diplomatico all'ambasciatore Isaías Rodríguez, che è stato vicepresidente dell'Assemblea Nazionale Costituente. Se venisse colpito dalle sanzioni, Rodríguez non potrebbe infatti spostarsi sul suolo europeo e gli verrebbe di fatto impedito di svolgere il suo lavoro di rappresentante diplomatico del Venezuela in Italia.

Alle misure si sono subito accodati il Canada e alcuni paesi latinoamericani vassalli degli Usa, come la Colombia. Quest'ultima ha bloccato un carico di medicine dirette al Venezuela, mostrando così il vero intento dell'"aiuto umanitario" che si dice di voler portare alla popolazione venezuelana: un'invasione mascherata che aprirebbe la porta delle ingerenze negli affari interni del Venezuela. Altrimenti perché bloccare un carico di medicinali già pagati che avrebbe dovuto essere distribuito gratuitamente alla popolazione? Pur di far cadere il governo, vanno bene anche provvedimenti criminali.

Anche la motivazione con cui sono state comminate le sanzioni ha del grottesco: sia gli Usa che l'Europa sostengono di voler favorire in questo modo "il dialogo". Allo stesso tempo, però, fanno pressione sull'opposizione affinché non si rechi all'appuntamento previsto nella Repubblica Dominicana sotto l'egida di diversi paesi scelti da entrambe le parti. Un negoziato condotto dall'ex presidente spagnolo Zapatero, ma condizionato da infiniti stop and go determinati dall'esterno.

Una dinamica che mostra la completa assenza di indipendenza di un'opposizione divisa e litigiosa, uscita a pezzi dalla sconfitta delle ultime elezioni regionali in cui il chavismo ha vinto in 18 Stati su 23, e dall'atteggiamento incoerente con cui si è mostrata agli elettori.

La maggioranza dei funzionari chavisti sanzionati ha respinto con orgoglio l'arroganza di Usa e Ue: "Per me queste sanzioni sono una medaglia che mi ha dato il popolo", ha detto Isaías Rodríguez intervenendo a un convegno sui 100 anni della rivoluzione d'Ottobre. Tuttavia, il blocco finanziario pesa anche sulle transazioni in corso per la ristrutturazione del debito, che il governo Maduro sta portando avanti con grandi difficoltà. L'intento degli Usa è quello di agire attraverso i cosiddetti fondi avvoltoio come accadde nell'Argentina di Cristina Kirchner. Si vuole limitare ulteriormente il flusso di liquidità al Venezuela per accentuare la guerra economica, e spingere il popolo contro il proprio governo.

Ma la conquista forse più importante di questi anni di socialismo bolivariano è la coscienza maturata nei settori popolari. I più vecchi hanno conosciuto gli anni del neoliberismo sfrenato in cui alle proteste si rispondeva con il piombo. E non vogliono tornare indietro. Ricordano anche il ruolo avuto dall'ex sindaco della Gran Caracas Antonio Ledezma durante la IV Repubblica. Allora fece sparare sugli studenti.

Oggi, viene accolto da eroe in Spagna, dopo essere fuggito dagli arresti domiciliari in cui si trovava per motivi di salute. A salutarlo è il "democratico" Rajoy anch'egli abituato a risolvere le proteste popolari a suon di teste spaccate. E già Usa e Ue immaginano un governo in "esilio" sul modello di quello tentato con la Siria, che avrebbe a capo proprio l'ex golpista Ledezma.